C’era una volta…

Nascosto in un paesino piemontese giace un antico maniero, che ha attraversato i secoli, arrivando fino alla nostra epoca. Entrando si ha davvero l’impressione di essere catapultati indietro nel tempo, in un mondo lontano, di cui rimangono ancora echi e suggestioni.

L’aspetto che questa antica dimora ha oggi risale al Trecento ma pare che l’edificio, probabilmente molto diverso, esistesse già da circa due secoli, e fosse stato donato alla diocesi da Federico Barbarossa nel 1152.

Si può ben immaginare dunque quante vite, gioie, dolori, guerre e conquiste, vittorie e sconfitte queste mura abbiano visto avvicendarsi. Passato di mano in mano nel corso dei secoli, questo castello è stata la dimora di alcune tra le più importanti famiglie del Piemonte, e non solo.

Più volte ristrutturato, conserva parti della struttura originaria, come la grande torre quadrata, che presenta ancora i merli originali, anche se incorporati in una successiva sopraelevazione. Se si fa attenzione si scorgono qua e là tantissimi particolari delle epoche passate, a volte come sedimentati gli uni sopra gli altri. E’ un luogo bellissimo, affascinante ed evocativo, pur nella sua inarrestabile decadenza.

Purtroppo il trascorrere del tempo non è stato clemente, ci sono molte parti crollate e altre che presto seguiranno la stessa sorte ma ogni stanza permette di comprendere come fosse organizzato questo castello e come vi si vivesse.

Una delle stanze più suggestive è la biblioteca (o sala di lettura) all’ultimo piano, ormai assai pericolante ma assolutamente incantevole. Con un po’ di immaginazione ci si può fare un’idea di come fosse all’apice del suo splendore.

In alcune stanze ormai crollate la natura si sta prepotentemente insinuando, creando immagini di grande suggestione. Questo fa capire quanto l’essere umano sia insignificante e solo di passaggio su questo mondo. Per certi versi questi scorci ricordano i quadri del più rappresentativo pittore del Romanticismo, Caspar David Friedrich (almeno, a me ricordano questo grande artista).

I crolli hanno reso la struttura sempre più pericolante, probabilmente tra non molto collasserà su se stessa. Occorre fare molta attenzione, ma merita, eccome se merita!

Molto interessante è anche la parte destinata alle lavorazioni agricole, con quel che resta di una gigantesca ruota del mulino ad acqua. Un bellissimo esempio di archeologia rurale.

In quella che doveva essere una stalla si trova una scala a chiocciola bellissima, che quasi “stona” pensando alla funzione di quella struttura. Ma un tempo la Bellezza (quella con la B maiuscola, era di casa ovunque in questo genere di dimore.

Ci sarebbero ancora moltissime cose da dire, ma credo le immagini parlino da sole.

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Pubblicato da Anna Bertino

Nata nel 1967, laureata in Scienze politiche, specializzata in metodologie di studio, consulente scolastica e insegnante di scienze umane, storia e filosofia. Da qualche anno coltiva due passioni: quella per le esplorazioni di luoghi abbandonati e quella per la scrittura, dalla cui unione sono nati già quattro libri, tre cartacei, "A spasso nel passato-viaggio attraverso il Piemonte dimenticato", "Luoghi di confine-manicomi, ospedali, istituti abbandonati" ed "Echi lontani" e l'ultimo , l'e-book "Istantanee da un tempo lontano".

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