Il bambino fantasma di Villa Moglia

Quando mio figlio e io abbiamo cominciato a esplorare luoghi abbandonati una delle nostre prime mete è stata Villa Moglia a Chieri, in provincia di Torino. Si tratta di una dimora storica con una lunga storia alle spalle, conosciuta in Piemonte anche per le supposte attività paranormali che si verificherebbero all’interno e perché sede di presunte messe nere.

Noi non siamo cacciatori di fantasmi, né vogliamo esserlo, quindi non li cerchiamo ma siamo aperti a tutto avendo vissuto nel corso degli anni alcune esperienze che si potrebbero definire “particolari”.

Personalmente sono del parere che esista in noi, esseri umani, una sorta di energia che in qualche modo sopravvive anche dopo la nostra dipartita. Chiamiamola anima, coscienza, pensiero… Credo che in qualche modo potrebbe essere una specie di applicazione della legge di conservazione della materia di Lavoisier, il quale sosteneva che nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Forse in determinati luoghi e in determinate situazioni qualcosa rimane, come un eco, un’impronta o qualcosa di simile.

Ma torniamo a noi e a Villa Moglia. Alla fine dell’esplorazione, mentre guardavamo le foto scattate ci siamo accorti di alcune “anomalie”. Dalla finestra rotta di uno degli edifici posti nel giardino si intravedevano una serie di volti piuttosto inquietanti. Osservando meglio abbiamo capito che molti erano creati da macchie e ombre, e le avevamo scambiate per visi per il fenomeno della pareidolia, ossia quel processo psichico consistente nell’elaborazione fantastica di percezioni reali incomplete che porta a immagini illusorie dotate di nitidezza materiale (dall’Enciclopedia Treccani).

Ma un volto in particolare non si poteva spiegare con questo fenomeno, né era frutto di chiaroscuro, macchie o altro. Si trattava a tutti gli effetti del viso di un bambino, con la testa schiacciata, che faceva le boccacce! Potete vederlo nella foto qua sopra, schiarita, nell’angolo della finestra a sinistra in basso. Ingrandendo il più possibile la foto abbiamo visto i dettagli, ed era proprio un bambino che sembrava prenderci in giro, facendoci la linguaccia con una smorfia divertita. Voleva dirci qualcosa? Forse sì!

Dovete sapere che il terreno su cui adesso sorge la villa nel Seicento ospitava una filanda, attività in cui venivano impiegati anche i bambini, perché pagati meno e usati spesso per lavori che gli adulti non riuscivano a svolgere. Spesso erano sfruttati, picchiati e denutriti e morivano a causa di malattie e infortuni. Tenete conto che nel momento dell’esplorazione non eravamo a conoscenza di questi dettagli, abbiamo approfondito la storia del luogo solo successivamente.

Chissà, forse si tratta davvero del fantasma di uno di quei bambini dimenticati, che per qualche secondo ha voluto farci compagnia. Non lo sapremo mai. Lascio a voi interpretazioni, giudizi e conclusioni. Vi propongo inoltre qualche altra immagine di Villa Moglia.

Se volete conoscere tutta la storia di Villa Moglia e di altri luoghi abbandonati vi rimando al nostro primo libro, A spasso nel passato-Viaggio attraverso il Piemonte dimenticato.

Pubblicato da Anna Bertino

Nata nel 1967, laureata in Scienze politiche, specializzata in metodologie di studio, consulente scolastica e insegnante di scienze umane, storia e filosofia. Da qualche anno coltiva due passioni: quella per le esplorazioni urbane di luoghi abbandonati e quella per la scrittura, dalla cui unione sono nati già tre libri, "A spasso nel passato-viaggio attraverso il Piemonte dimenticato", "Luoghi di confine-manicomi, ospedali, istituti abbandonati" e l'ultimo, "Echi lontani".

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