Oblio

Una delle domande più frequenti riguardo le esplorazioni urbane è come sia possibile che intere famiglie abbandonino la propria casa quasi da un giorno all’altro, lasciando lì le loro cose, i loro ricordi, i loro oggetti più cari.

Sempre più spesso capita di trovarsi in un luogo abbandonato da molti anni, spesso da interi decenni, ma ancora pieno zeppo di oggetti. Non semplice mobilio da buttare o suppellettili “banali”, ma fotografie, lettere, oggetti personali, fino ad arrivare a pianoforti e intere biblioteche ancora colme di libri. L’impressione è che tutti siano scappati di gran fretta a causa di un evento imprevedibile o catastrofico e per qualche motivo misterioso non siano più riusciti a tornare per recuperare tutto ciò che avevano dovuto lasciare.

la villa del filatelico, in Piemonte

Questo è uno dei lati più affascinanti (ma anche più tristi per certi versi) dell’urbex, perché osservando questi oggetti e leggendo lettere e documenti si riesce quasi a “vedere” come trascorressero le giornate gli occupanti di queste dimore, che stile di vita avessero, quali persone frequentassero, quali fossero le loro passioni. E’ come se, in qualche modo, si aprisse un varco temporale e passato e presente si fondessero perché in qualche modo, fotografando, leggendo, osservando, questi luoghi riprendono vita. Certo, è una vita illusoria, ma a volte sembra quasi che qualche antico occupante di questi luoghi sia presente, come per far da guida, perché nessuno (e niente) muore per sempre fino a che qualcuno se ne ricorderà, diceva qualcuno.

Lo studio della Villa dell’ingegnere, o Villa degli specchi, sempre in Piemonte

Queste case in qualche modo sembra stiano aspettando che qualcuno torni ancora a suonare il pianoforte, che qualche bambino ricominci a usare i giocattoli, che un ingegnere ricominci a progettare…

L’urbex forse è anche un po’ questo: riuscire, tramite il ricordo, a mantenere viva la memoria di tanti luoghi dimenticati e delle persone che li hanno abitati.

la Villa del soldato, anche questa in Piemonte

Pubblicato da Anna Bertino

Nata nel 1967, laureata in Scienze politiche, specializzata in metodologie di studio, consulente scolastica e insegnante di scienze umane, storia e filosofia. Da qualche anno coltiva due passioni: quella per le esplorazioni urbane di luoghi abbandonati e quella per la scrittura, dalla cui unione sono nati già tre libri, "A spasso nel passato-viaggio attraverso il Piemonte dimenticato", "Luoghi di confine-manicomi, ospedali, istituti abbandonati" e l'ultimo, "Echi lontani".

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