Vite dimenticate

Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade, ho tanta stanchezza sulle spalle. Lasciatemi qui, come una cosa posata in un angolo e dimenticata. (da Natale di Giuseppe Ungaretti)

Praticare esplorazione urbana non vuol sempre dire avere a che fare con ville, palazzi e castelli. Spesso ci si imbatte in semplici abitazioni, dimore un tempo di famiglie “normali” che, per un motivo o per l’altro, sembra nessuno ricordi più. Una di queste abitazioni la chiamerò “la casa del cavallo a dondolo”.

A metà tra una casa e una villa, con tante stanze da letto, soffitti affrescati, arredamento anni Cinquanta ma anche con bagno e cucina in puro stile anni Settanta, un mix piuttosto strano a dire il vero.

Qualcuno ha messo in bella mostra su un letto un manifesto funebre del 1943 relativo alla morte di un ragazzo di 27 anni vicino a uno scatolone con diversi quaderni scolastici, molti degli anni Venti. Erano i suoi quaderni delle elementari? Anni in cui quel bambino non aveva idea di cosa il destino avesse in serbo per lui.

Ma la vita continua, la casa è stata abitata nei decenni seguenti forse dai genitori e dalla sorella, che a sua volta ha avuto dei bambini. Ci sono infatti diversi giocattoli sparsi in giro per le stanze: una macchinina a pedali, un carrarmato, una gru, un cavallino a dondolo. Probabilmente c’era un maschietto tra i bambini che abitavano qua. Chissà, forse aveva lo stesso nome dello zio. Ovviamente queste sono solo ed esclusivamente mie supposizioni, è la fantasia che corre…

Nella sala da pranzo è presente il nastro di una corona funebre più recente, probabilmente relativa all’ultimo occupante della casa. Forse in un primo momento i parenti avevano incominciato a mettere via le sue cose poi tutto si è fermato. I vestiti, i mobili, i soprammobili, i giocattoli, tutto è da allora rimasto lì, come in un limbo. Vite, felicità, dolori, ricordi, tutto è immobile, immerso in un’atmosfera particolare, piuttosto triste in verità.

Abitazioni di questo genere portano a farsi domande sul significato della vita e della morte, sul fatto che gli uomini si affannano per tutta la durata della loro esistenza a costruire qualcosa per sé ma anche per lasciare qualcosa agli altri, un ricordo, una testimonianza. Ma, alla fine, davvero tutte le persone che non ci sono più rimangono nei ricordi di chi sopravvive?

Chissà se qualcuno ancora si ricorda degli abitanti di questa casa o se di loro rimane solo un eco che va via via spegnendosi…

Pubblicato da Anna Bertino

Nata nel 1967, laureata in Scienze politiche, specializzata in metodologie di studio, consulente scolastica e insegnante di scienze umane, storia e filosofia. Da qualche anno coltiva due passioni: quella per le esplorazioni urbane di luoghi abbandonati e quella per la scrittura, dalla cui unione sono nati già tre libri, "A spasso nel passato-viaggio attraverso il Piemonte dimenticato", "Luoghi di confine-manicomi, ospedali, istituti abbandonati" e l'ultimo, "Echi lontani".

Lascia un commento