Il Palazzo d’Estate

Tra tutti i luoghi esplorati uno mi è particolarmente caro: quello a cui ho dato il nome di Palazzo d’Estate. Ci torno praticamente tutti gli anni, di solito -appunto- in estate, quando la luce è migliore perché, come sostengono anche altri amici esploratori, questo è un luogo che la luce rende spettacolare.

Si tratta di una dimora nobiliare ricca di storia e di fascino, un fascino che il tempo non ha scalfito, nonostante la struttura si stia degradando sempre di più (in alcune parti sono presenti dei crolli ed altri purtroppo seguiranno).

Un palazzo nella collina del chivassese, in provincia di Torino, che ha origine nel Seicento e ha visto diversi interventi e ristrutturazioni nel corso dei secoli, l’ultimo nel 1859, come testimonia il mosaico sul pavimento del salone d’entrata.

La scritta riguardante l’ultimo restauro, voluto da due sorelle, ultimato nel 1859

Ma la particolarità di questo luogo è la ricchezza di simboli sacri, esoterici, massonici, disposti qua e là tra la dimora e la chiesa ma anche nel parco, come mi ha fatto notare una mia amica che si occupa di ricercare energie positive e che mi ha confermato qua essercene parecchie.

Uno dei simboli più interessanti è questo, che è di per sé la somma di altri simboli: l’uroboro, la clessidra, l’infinito. Posto sulla cripta della chiesa probabilmente vuole rassicurarci riguardo il fatto che la morte non esiste, che tutto è un ciclo e che siamo tutti parte dell’infinito.

Il particolare simbolo posto sul soffitto della chiesa, sopra la cripta

I soffitti del palazzo sono ricoperti di affreschi, quello del salone d’entrata comprende diverse rappresentazioni delle arti e delle scienze, in cui più volte è disegnato un compasso, uno dei simboli massonici per eccellenza. Anche il soffitto della chiesa contiene un simbolo che dovrebbe appartenere anche alla massoneria.

Una delle allegorie dipinte sul soffitto del salone d’entrata in cui è ben visibile il compasso (non è l’unica immagine in cui questo simbolo compare)
Il simbolo presente sul soffitto della chiesa

Poi tanti angeli, sparsi qua e là sui soffitti della villa, negli affreschi, insieme a scene mitologiche.

Molto emozionante è stato trovare una scritta che per secoli era stata nascosta dalla tappezzeria. Si tratta del messaggio di uno degli artigiani che aveva lavorato ai restauri della villa, lasciato probabilmente in un momento di grande stanchezza. Se la tappezzeria non si fosse scollata non avremmo mai saputo della sua esistenza. Il suo nome era Pietro Davert, e al fondo si legge “sono già stanco”

Il messaggio dell’artigiano

Probabilmente anche la disposizione degli alberi del parco non è casuale. Nonostante la vegetazione abbia invaso tutti gli spazi si possono notare dei cerchi creati dagli alberi più grandi, cerchi al cui interno si percepisce una sorta di energia vitale molto forte.

Probabilmente i proprietari del palazzo erano depositari di antichi segreti, forse erano iniziati a qualche culto misterico, possedevano conoscenze esoteriche. Quello che posso dire con certezza è che si tratta di un luogo che trasmette sempre energia positiva, un luogo in cui sono sempre contenta di poter tornare perché infonde serenità. E’ sempre difficile spiegare a parole certe sensazioni, ma sono certa che chi lo conosce e ci è già stato sa di cosa sto parlando.

Trovate tutta la storia del palazzo d’Estate in uno dei capitoli del mio primo libro, intitolato A spasso nel passato-viaggio attraverso il Piemonte dimenticato.

Vi lascio con qualche altra immagine di questo luogo magico…

Lo scalone…
Una delle stanze al piano nobile
Il cortile principale

Pubblicato da Anna Bertino

Nata nel 1967, laureata in Scienze politiche, specializzata in metodologie di studio, consulente scolastica e insegnante di scienze umane, storia e filosofia. Da qualche anno coltiva due passioni: quella per le esplorazioni urbane di luoghi abbandonati e quella per la scrittura, dalla cui unione sono nati già tre libri, "A spasso nel passato-viaggio attraverso il Piemonte dimenticato", "Luoghi di confine-manicomi, ospedali, istituti abbandonati" e l'ultimo, "Echi lontani".

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