Anche se difficile da credere in Italia ci sono moltissimi castelli abbandonati, molti dei quali si trovano in Piemonte. Le ragioni dell’abbandono sono molteplici: problemi finanziari, eredità contese, morte di tutti i possibili successori e via discorrendo. Quello che accomuna tutti questi luoghi è il fatto che sono sottoposti all’inesorabile scorrere del tempo, al degrado, all’incuria e al vandalismo. Molto difficilmente vengono recuperati, perché occorrono ingenti risorse finanziarie, per non parlare di tutti i vincoli delle belle arti a cui questi immobili sono sottoposti e che fanno lievitare i costi di restauro, quindi spesso la loro sorte è segnata senza possibilità di appello. Ed è un vero peccato, perché all’interno delle loro mura sono spesso ancora presenti tracce di storia, ma non solo della loro storia, ma della Storia con la S maiuscola. Sotterranei, pareti, soffitti, manufatti,chiese e soffitte spesso nascondono veri tesori, che non sfuggono all’occhio di chi sa osservare.

Ad esempio, al castello del Drosso, a Torino, sono ancora presenti evidenti segni del passaggio e del soggiorno di uno squadrone nazista. Un disegno in particolare era stato nascosto sotto una mano di vernice che un amico ha pazientemente eliminato. La storia, anche quella più terribile, non si può negare, non si deve nascondere.


E che dire di un altro castello, nell’alessandrino, fatto costruire da un importantissimo industriale dei primi del Novecento, Gualino, a immagine e somiglianza di un vero castello medioevale, che ci permette di capire come fossero strutturate queste dimore. Anche questo maniero è stato abbandonato per molti anni e dimenticato fino al punto di non accorgersi che qualcuno vi aveva installato la più grande raffineria di eroina degli anni Ottanta. A chi chiedeva ai soggetti in questione cosa fossero i macchinari che stavano introducendo nell’immobile abbandonato sembra questi rispondessero che servivano a fabbricare gelati…

Un altro luogo molto interessante è il “castello delle ossa”, nell’astigiano, costruito intorno all’anno Mille, la cui chiesa conserva ancora alcuni resti di scheletri nella cripta. Di chi saranno? Del re Berengario che pare sia stato il primo proprietario? Di qualche personaggio importante? Perché nessuno se ne occupa?

E vogliamo parlare degli affreschi del cosiddetto castello dei gatti birmani, che narrano alcuni eventi delle crociate a cui uno dei proprietari della dimora aveva partecipato? Dimora che nel corso del Novecento era appunto diventata una sorta di allevamento di gatti birmani, di cui in effetti si sa ben poco. Dove saranno finiti i felini? Un castello che, oltretutto, parlando di Storia, si presenta proprio come dovevano essere questo genere di strutture anticamente. Con le cucine nei sotterranei, ben lontane dalle camere in cui si svolgeva la vita dei proprietari, e che presenta una stanza segreta, murata, in cui sono accatastati mobili e documenti. Perché murarla? Quali segreti nasconde?


Anche un castello abbandonato nel vercellese all’ultimo piano nasconde quel che rimane di una bellissima biblioteca, con ancora diversi libri, molti dei quali in francese, a testimonianza della storia della famiglia che ha fatto costruire la dimora e che l’ha occupata fino a qualche decennio fa. Un luogo assolutamente magico, evocativo, affascinante (e piuttosto pericolante, purtroppo).

Questo è solo un piccolo assaggio, potrei andare avanti all’infinito, ma mi riservo di raccontare la storia e le storie dei tanti castelli abbandonati piemontesi in uno dei prossimi libri che ho intenzione di scrivere insieme a Federico Valletta che, come ho già avuto modo di dire, oltre a essere mio figlio è anche appassionato di urbex come la sottoscritta. Dovrete solo avere un po’ di pazienza.