Stava immobile nel letto con le gambe inesistenti E una piaga sulla bocca che seccava il suo sorriso Mi parlava rassegnato con la lingua di chi spera Di chi sa che è prenotato sulla sedia di lillà
(La sedia di lillà, Alberto Fortis)
Sanatori, ospedali e manicomi abbandonati sono luoghi dimenticati davvero affascinanti. Tra quelle mura sembra spesso di sentirsi osservati, di percepire ancora qualche forma di energia residua, come se le tante vite, le tante storie che si sono incrociate e succedute lì dentro non avessero ancora concluso il loro percorso.
Forse è semplicemente suggestione, ma davvero l’atmosfera è particolare. Non bisogna dimenticare però che sono stati luoghi di sofferenza e solitudine, di sogni infranti, a volte anche di tragedie. Stanze, corridoi, letti e tante “sedie di lillà” sono ancora lì a ricordarcelo.








Se vi interessa l’argomento potete trovare la storia approfondita di queste e altre strutture ospedaliere abbandonate piemontesi nel libro “Luoghi di confine”, scritto a quattro mani da mio figlio, Federico Valletta, e dalla sottoscritta.
