La sedia di lillà

Stava immobile nel letto con le gambe inesistenti E una piaga sulla bocca che seccava il suo sorriso Mi parlava rassegnato con la lingua di chi spera Di chi sa che è prenotato sulla sedia di lillà

(La sedia di lillà, Alberto Fortis)

Sanatori, ospedali e manicomi abbandonati sono luoghi dimenticati davvero affascinanti. Tra quelle mura sembra spesso di sentirsi osservati, di percepire ancora qualche forma di energia residua, come se le tante vite, le tante storie che si sono incrociate e succedute lì dentro non avessero ancora concluso il loro percorso.
Forse è semplicemente suggestione, ma davvero l’atmosfera è particolare. Non bisogna dimenticare però che sono stati luoghi di sofferenza e solitudine, di sogni infranti, a volte anche di tragedie. Stanze, corridoi, letti e tante “sedie di lillà” sono ancora lì a ricordarcelo.

In questa foto un delle sedie a rotelle abbandonate nel vecchio ospedale dell’Eremo di Lanzo (To)
Un’altra sedia a rotelle all’Eremo di Lanzo. Qua i pazienti potevano guardare fuori attraverso le grandi vetrate di questa manica che collegava due diversi ambienti
Una delle camere nel cosiddetto “padiglione dei furiosi” all’ex manicomio di Collegno (To)
lettino pediatrico nel manicomio abbandonato di Vercelli (risalente però, con buona probabilità, al periodo in cui la struttura era già stata destinata ad ospitare diversi ambulatori, dopo la legge Basaglia)
Negli ospedali psichiatrici erano presenti anche piccole sale operatorie, per ogni evenienza, spesso anche per le lobotomie transoculari. Questa si trova nell’ex manicomio di Racconigi (Cn)
Non solo i pazienti dormivano negli ospedali psichiatrici. Questa è una delle stanze dei medici, sempre nel manicomio di Racconigi.
Sedie a rotelle e letti abbandonati all’ex manicomio di Vercelli
Anche l’ospedale abbandonato di Biella ha la sua sedia di lillà

Se vi interessa l’argomento potete trovare la storia approfondita di queste e altre strutture ospedaliere abbandonate piemontesi nel libro “Luoghi di confine”, scritto a quattro mani da mio figlio, Federico Valletta, e dalla sottoscritta.

Pubblicato da Anna Bertino

Nata nel 1967, laureata in Scienze politiche, specializzata in metodologie di studio, consulente scolastica e insegnante di scienze umane, storia e filosofia. Da qualche anno coltiva due passioni: quella per le esplorazioni urbane di luoghi abbandonati e quella per la scrittura, dalla cui unione sono nati già tre libri, "A spasso nel passato-viaggio attraverso il Piemonte dimenticato", "Luoghi di confine-manicomi, ospedali, istituti abbandonati" e l'ultimo, "Echi lontani".

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