Urbex: come nasce una passione

In molti mi chiedono come sia nata la mia passione per l’urbex, ossia esplorazione urbana. A dire il vero esistono molte accezioni di questo termine, ma per me significa semplicemente esplorare luoghi abbandonati.

La maggior parte degli urbexers di questi tempi sono fotografi, o comunque appassionati di fotografia. Io, sfortunatamente, non sono una gran brava fotografa, esploro questi luoghi soprattutto per cercare di comprenderne la storia, per fare un salto nel passato, cercando di immaginarmi come potessero essere quando ancora erano abitati e pieni di vita.

Ville, palazzi, ospedali abbandonati, provocano tutta una serie di emozioni, molto difficili da descrivere, che rendono davvero emozionante questo genere di esplorazioni.

Sicuramente noi siamo il nostro passato, quindi osservare architetture antiche, leggere documenti, immaginare come giocassero i bambini con vecchi balocchi dimenticati, molti dei quali sembra stiano ancora aspettando il loro “padroncino”, ci fa letteralmente fare un salto nel tempo e ci aiuta a comprendere la nostra evoluzione, nel bene e nel male.

Cercherò di condividere con voi queste mie emozioni, e vi presenterò anche i miei primi due libri, scritti insieme a mio figlio, Federico Valletta, che trattano proprio di alcuni tra i più interessanti luoghi abbandonati piemontesi.

A presto!

Nella foto in evidenza, di Federico Valletta, una delle camere dei medici dell’ex manicomio di Racconigi,

Pubblicato da Anna Bertino

Nata nel 1967, laureata in Scienze politiche, specializzata in metodologie di studio, consulente scolastica e insegnante di scienze umane, storia e filosofia. Da qualche anno coltiva due passioni: quella per le esplorazioni urbane di luoghi abbandonati e quella per la scrittura, dalla cui unione sono nati già tre libri, "A spasso nel passato-viaggio attraverso il Piemonte dimenticato", "Luoghi di confine-manicomi, ospedali, istituti abbandonati" e l'ultimo, "Echi lontani".

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